I tre Mastri e Lorenza

Monfalcone; cantiere navale Alto Adriatico Custom: quinte polverose, falegnameria, trucioli, attrezzi da taglio. Tre mastri d’ascia, Odilo Simonit, Paolo Skabar, Federico Lenardon, calcano una scena dal sapore omerico riportando a nuova vita imbarcazioni restituite dalle onde. La racconta con tratti a matita su carta nautica usata come foglio da disegno Lorenza Fonda “reporter del disegno”. L’artista è un’ “Urban Sketcher”, esponente di un movimento internazionale che vuole esaltare il valore narrativo (on the road) del “reportage in punta di penna.

La sua passione è il mare , il cantiere nautico un nuovo scenario. “La mia famiglia ha origini a Pirano d’Istria, mio padre è pittore, artista e filosofo estremo della navigazione a vela, niente motori, solo vento e, quando c’è calma, le traversate con lui diventano odisee!” confida nel sorriso. Fonda è un cognome comune a Pirano, la leggenda racconta che la famiglia del mitico Henry da Hollywood sia partita dal porticciolo istriano per iniziare a Genova la traversata oceanica.

Il mare coinvolge i sentimenti di chi è nato sulle sue rive: “Conosco Federico da sempre ma le aspirazioni artistiche mi hanno portato lontano. Lunghi viaggi, ricerca, un’esperienza in montagna e un fidanzato alpinista anche lui estremo. Poi il rigetto, il ripudio delle barriere rocciose, il ritorno al mare, agli orizzonti aperti, al cuore, al matrimonio con Federico.” Progettista e maestro d’ascia, Federico Lenardon è il “clone” di Carlo Sciarrelli “l’architetto del mare”, il “guru” dello yackting italiano, amico di famiglia e mentore capace di trasferire al suo prediletto le regole per progettare costruire e spaziare nell’universo galleggiante delle imbarcazioni classiche in legno. Con Odilo e Paolo completa un team di virtuosi paladini d’eccellenza; “Tre Moschettieri” del mare al servizio di maestrie che le tecnologie, i materiali, i costi di lavorazione, hanno collocato tra i confini di un’epopea romantica della navigazione classica.

Storie di mare che arrivano dal cielo per il goriziano Odilo : “ Avevo la passione del volo aereo. Volevo fare il pilota: a 17 anni lavoravo nel cantiere navale Hannibal di Monfalcone per pagare la scuola di volo.” racconta “ nel tempo libero aiutavo in barca come mozzo. Con le lire guadagnate noleggiavo un “Addestratore Partenavia Oscar t 66” o il “Cessna C150”, per volare nel weekend. ” Vento che ha cambiato la rotta della sua vita: “ Un giorno il velaio Sergio Furlan e Fulvio Benussi allora direttore del cantiere (Hannibal) mi provocarono: vieni in mare con noi, usciamo con la bora! Accettai. In barca issammo solo la“Tormentina”, la vela da tempesta, il mare cattivissimo. Quella regata estrema, adrenalinica, cambiò la mia vita: capii che nel vento il governo delle ali di un aeroplano e le vele di una barca hanno le stesse regole e dentro me si accese la passione per il “volo in mare!”

Visto dalle aspre alture carsiche di Contovello o da Prosecco il mare del Golfo di Trieste offre uno scenario impagabile fino a Salvore, la punta estrema dell’Istria. A metà ottobre una folla impressionante si accalca sul balcone panoramico naturale per seguire la Barcolana la regata nautica più spettacolare al mondo: equipaggi leggendari dentro il vento che gonfia le vele di migliaia d’imbarcazioni. L’edizione 2018 ha visto regatare Lenardon, a bordo di “Barcolana 50” la“Passera Lussiniana” progettata dal mastro per celebrare il cinquantesimo anno della manifestazione sportiva. Evento da sempre Imperdibile per Paolo Skabar che affascinato dallo spettacolo offerto dalla regata da quelle altitudini, perso il lavoro di falegname a Prosecco, decise un giorno di cercare miglior fortuna in riva al mare.

La trovò nel cantiere Hannibal (di Monfalcone )dove erano richieste maestranze specializzate e Odilo, votatosi al mare nel nome del vento, era diventato responsabile dei lavori. Nel 2006, consolidando un’amicizia ventennale, dopo molte esperienze vissute insieme in altri cantieri, i due decisero di concretizzare un sogno ambizioso creando “Alto Adriatico Custom” che oggi si avvale di quattro collaboratori tra i quali Federico Lenardon. Nel cantiere, dove campeggiano scafi, travi, sagome, dime, legnami di svariati tagli, la “reporter con la matita” ritrae Paolo Skabar intento a modellare un paramezzale nel corso del restauro della chiglia di un 6 metri Stazza Internazionale del 1908 .“Il mondo della barca classica si va rarefacendo, come il nostro mestiere” afferma Paolo “le nuove generazioni vedono le imbarcazioni in legno come un problema economico e prediligono il tecnologico al tradizionale. Lavoriamo con gli appassionati, gli irriducibili: una professionista tedesca ci affida ogni anno la manutenzione dello storico motoscafo del padre costruito nei Cantieri di Pisa negli Anni Sessanta. Amo il mio lavoro, mi diverto, non è standard; finchè ci sarà legno nei boschi aggiusteremo!” Cantiere, famiglia, due figli, un vigneto: “Ho poco tempo per la vela in mare. Vado spesso in palestra, il primo dell’anno e il 14 febbraio partecipo al cimento invernale, la nuotata nell’acqua gelida; ci vuole proprio un fisico bestiale!” Che non è da meno a Odilo Simonit veterano di regate dai primi anni Ottanta a bordo del Moro di Venezia di Raoul Gardini e prodiere di “Furietta” barca con la quale prepara i campionati mondiali d’altura a Sebenico in Dalmazia. Il Lavoro dei mastri d’ascia è costruire uno scafo tradizionale nei dettami attuali della classicità o provvedere a manutenzioni e restauri dell’esistente. La qualifica di Mastro d’ascia non è semplice. Si ottiene dopo un certo numero di anni di cantiere e appropriati esami in Capitaneria di Porto di fronte ad una commissione di ufficiali della marina e ingegneri navali incaricati.

“Mettiamo mano anche alle parti in legno degli scafi sintetici,” spiega Odilo“ il lavoro è ampio ma di fatto viviamo con i restauri e la costruzione di nuove imbarcazioni tradizionali che oggi vengono realizzate in lamellare per praticità e mantenimento. Con il fasciame attuale si ha la gradevole sensazione offerta da una classica barca di legno con i ridotti costi di manutenzione degli scafi in sintetico.” In cantiere si lavora al restauro di Sonia II il 6 metri SI del 1908 progettata dall’ingegnere svedese Johan Anker e giunta a Monfalcone dai fiordi della Norvegia con lo scafo ancora ingombro dai gelidi detriti che nel tempo l’avevano inghiottita. “ Occorre ripristinare la chiglia erosa da ghiacci e disgeli, i madieri, le corbe, parte del fasciame, i bagli della coperta, le aste di prua e poppa, per completare il lavoro sarà necessario calafatare i comenti con il comando in cotone (treccia): un anno di lavoro.”spiega Lenardon conosciuto come il “portolano vivente di Istria e Dalmazia per l’assoluta conoscenza di coste isole e fondali vissuti come turista, sub, pescatore, skipper.“C’è del romanticismo nel nostro mestiere” sostiene l’Ulisse Federico , “le barche ci restituiscono scafi dai legni erosi dal tempo, testimoni di storie lontane, pregni dell’energia degli uomini che del mare hanno fatto il loro credo; ritornano nella marea, come messaggi in bottiglia perduti nel tempo e restituiti dalle risacche”. Un’ottimo, romantico spunto per la fantasia di sketcher Lorenza.

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